I Vitigni italiani si candidano a diventare i vitigni “internazionali” del futuro e a Verona il Sagrantino di Montefalco Arnaldo Caprai sfida il Sagrantino australiano di Chalmers e Swan Hill Victoria: un futuro..glocale?
Non solo nella moda, nel design e sulla tavola: l’Italian style fa tendenza anche nel vigneto.
Dall’Australia alla California spopolano i vitigni di casa nostra e sangiovese, nebbiolo e Sagrantino sembrano essere pronti ad assumere il ruolo di “varietà internazionali” compito ad oggi esclusivamente riservato alle più note tipologie di origine francese come Chardonnay, Sauvignon, Merlot, Cabernet e Syrah.
Prende forma una nuova ed inaspettata tendenza: la diffusione nel mondo delle varietà tradizionali italiane, fenomeno indicativo della grande reputazione del vino di casa nostra e della forza dei territori di origine.
Se ne discute a Vinitaly in un confronto promosso dalla Arnaldo Caprai dove il vino della maison che ha reso famoso il Sagrantino in tutto il mondo, si confronta con la stessa tipologia prodotta in Australia: una degustazione comparata che riconosce nell’autoctono la risposta all’imminente minaccia della globalizzazione del gusto e alla quale seguirà un dibattito.
“Sicuramente la produzione delle nostre varietà oltreoceano è un fatto nuovo – spiega Marco Caprai, titolare della griffe umbra – i cui scenari sono ancora lontani dall’essere nitidamente fotografati. La cosa certa è che il vino italiano e dunque anche i suoi vitigni, cominciano ad essere presi come riferimento dai produttori di tutto il mondo. L’Italia, come la Francia a suo tempo, sta diventando sinonimo di grande vino, di eccellenza assoluta degna di essere presa ad esempio. è questo il momento in cui noi produttori dobbiamo lavorare con ingegno ed intraprendenza per trasformare i nostri territori in un simbolo e le varietà autoctone nel loro emblema. Si profila l’esigenza di definire un modello produttivo vitivinicolo da esportare insieme alla varietà e il riferimento al modello di difesa francese - che da sempre afferma l’importanza del legame tra varietà e territorio d’origine – non può essere ignorato”.
Dire di un vino che è un Bordeaux o un Borgogna ha un valore straordinariamente superiore rispetto al presentarlo come un Merlot, un Cabernet o un Pinot nero; allo stresso modo evocare i suggestivi paesaggi del chianti Classico, delle langhe o di Montefalco, non ha paragone con il nominare un vino semplicemente attraverso la varietà di dominanza nella composizione. Per cui un sangiovese, un Sagrantino o un nebbiolo (da intendersi questi come vini da determinata tipologia)sono decisamente meno prestigiosi dei medesimi vini prodotti nel territorio di origine.
L’evento sarà di scena il 4 aprile a Vinitaly e si aprirà con una degustazione comparata tra Sagrantino di Arnaldo Caprai e Sagrantino prodotto in Australia, il dibattito che ne seguirà porrà a confronto i diversi casi aziendali con un unico comune denominatore che è la varietà autoctona italiana.
Per quanti non riusciranno ad essere presenti all’incontro, battezzato “Judgement of Verona” su esempio della mitica degustazione Francia California del 76, sarà possibile seguirne le fasi sul sito www.capraiduepuntozero.it la nuova community del vino lanciata dall’azienda umbra.Scarica il programma
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